La dichiarazione resa al Comune, mesi fa, sul proprio stato patrimoniale dal nuovo assessore Falasca è diventata negli ultimi giorni l’argomento di discussione che più ha interessato la politica locale.

L’episodio in se sembrerebbe anche veniale, nella prima dichiarazione parrebbe essere indicato il reddito al netto delle imposte, corretto dopo l’inizio della polemica, con l’imponibile come correttamente prescrive la legge sulla trasparenza del 2013. Un errore comprensibile per dei semplici cittadini eletti ad una carica pubblica, meno quando a farlo è un professionista che con i numeri di un bilancio e una dichiarazione dei redditi dovrebbe avere dimestichezza. Un errore che pur configurandosi come falso in atto pubblico non dovrebbe avrebbe dimensioni tali da indignare forze politiche abituate a digerire ben altre nefandezze. Ma se ci fermassimo solo a soppesare la differenza tra le due dichiarazioni patrimoniali del neo assessore perderemmo di vista tre nodi che “querelle Falasca” ha fatto venire al pettine.

Il primo nodo è l’insofferenza, dell’amministrazione Grando, verso il lavoro della stampa, almeno di quella che in questi anni si è sempre distinta per un prezioso lavoro di controllo e ricerca sulla azioni, comportamenti ed abitudini della classe politica locale. Ai giornalisti che ora ed in passato hanno subito attacchi dai supposti potentati, politici finanziari e “mattonari”, esprimiamo ancora una volta il nostro sostegno ed apprezzamento per il contribuito alla formazione di una corretta opinione pubblica, e per l’inesausto tentativo di portare alla luce del sole le trame nascoste della vita amministrativa cittadina.

Il secondo nodo che è giunto al pettine è molto grave ed a nostro giudizio esiziale per l’avventura politica dell’assessore. L’affermazione da parte della stampa dell’esistenza di un importante contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, quando non fosse pubblicamente smentita dall’interessato, dovrebbe determinare una riflessione etica e morale da parte dell’attuale giunta. Il sindaco Grando avrebbe una nuova occasione per far comprendere ai cittadini qual è il livello di sensibilità alla legalità della sua amministrazione. A quasi un anno dal suo insediamento possiamo registrare solo inerzia e palese disinteresse verso qualunque tentativo di far luce su anni di opache vicende amministrative (Marina di San Nicola, varchi su Viale Italia, la stessa vicenda di Piazza Grande i cui protagonisti continuano ad avere la piena fiducia dell’amministrazione) e un’assoluta indifferenza verso i comportamenti discutibilmente etici di alcuni consiglieri di maggioranza.

L’assessore dichiari la propria estraneità a qualunque indagine della Guardia di Finanza o a nostro parere deve, senza alcuna alternativa, rassegnare le dimissioni.

Il terzo punto di questa vicenda ci porta ad una riflessione di dimensione nazionale e getta sale sulle ferite dei contribuenti italiani. Certamente, come da altri sottolineato, il reddito dichiarato dall’assessore stride con il suo ostentato, e fino a prova contraria meritato, benessere economico ma il cittadino paziente che vada a curiosare tra le dichiarazioni dei consiglieri comunali, potrà notare come al di là delle differenze politiche, anche altri liberi professionisti abbiano dei redditi che sfiorano l’indigenza. Qualcuno forse ricorderà che la stessa inconsistenza economica veniva dichiarata da famosi imprenditori anche nella precedente consiliatura. Professionisti noti, apprezzati ed affermati del territorio dichiarano, senza imbarazzo, redditi confrontabili con quelli di un onesto, forse perché dipendente, operatore ecologico. Questa clamorosa e nota, doppia realtà del reddito da lavoro in Italia, per cui ogni anno rimaniamo sorpresi dal constatare come i gioiellieri e gli immobiliaristi guadagnino molto meno del più umile dei propri dipendenti, si replica senza differenze apprezzabili nella realtà del nostro Comune. Ma questo è una contraddizione antica e pare ingiusto mettere alla gogna il singolo “malcapitato” locale.

Ci sarebbe piaciuto vedere la nascita del primo Governo del cambiamento, privo di amministratori interessati e finte opposizioni, per poter riportare in questa stremata nazione una normale e giusta politica fiscale. Sarebbe stato bello avere un Governo che smettesse chiedersi quale essenziale spesa dello Stato tagliare per far quadrare il Bilancio (e compiacere i mercati) dando invece la priorità a come risolvere il problema delle evasioni, elusioni o anche semplici cattive abitudini di professionisti, imprese e fino ad arrivare a toccare le grandi lobby finanziarie. Ma evidentemente il momento non è ancora arrivato.